lunedì 15 dicembre 2014

foto da http://www.ruralpini.it/Alpeggi-Animali_Razze_Bovine_Brina.html
Ho trovato molto interessante questo articolo di  Cecilia Alessandrini sul'Huffington Post di oggi,
ve lo trascrivo, pari pari.

Oggi lascio la parola al mio amico Alessandro Pertosa filosofo, cristiano, anarchico che fa un'interessante riflessione su una via, utopica ma possibile, per sottrarsi alla violenza e al dominio dell'economia. Saranno riflessioni originali e coraggiose come questa a guidarci fuori da questi anni bui.
L'economia è da sempre il luogo in cui vige la regola tremenda del dominio tirannico. Codificata 2500 anni fa da Senofonte, si è manifestata quale spazio in cui una ristretta cerchia di dominatori ha esercitato pressioni dispotiche su masse ampie di dominati. Non si può pensare, quindi, che esistano economie buone da contrapporre a economie cattive. L'economia, di per sé, proprio in quanto economia, è retta dalla razionalità dell'homo homini lupus, persegue il dominio ed è irriformabile. La si immagini, quindi, come un fiume in piena che travolge tutto ciò che incontra. Per salvarsi dalla catastrofe è allora necessario allargare il letto di questo fiume e dar corpo a un pelago tranquillo che non sia soggetto a correnti o a forze catastrofiche. C'è bisogno di popolare l'immaginario di nuove idee, di speranze, di condivisioni, di relazioni comunitarie e non mercantili. C'è bisogno di incarnare personalmente una cultura che sia altra cosa rispetto al pensiero economico. C'è bisogno di nuova linfa e nuova acqua per dar vita ad un mare calmo che propongo di chiamare eutéleia (dal greco εὐτέλεια: frugalità, semplicità, buon mercato; il termine esprime quindi il senso di qualcosa che si fa con misura e senza eccessi, rispettando i limiti e le condizioni naturali).
L'eutéleia è uno scopo libertario a cui ognuno si avvicina con pratiche di decrescita anarchica. L'anarchia e la decrescita sono due filosofie pratiche libertarie, che presuppongono l'esodo dalla razionalità violenta dell'economia. Alla voce "anarchia" (dal greco an arkhein, che significa non principiare, non signoreggiare, non governare) corrisponde una proposta culturale, spirituale e politica, che invita il singolo a rifiutarsi di esercitare un qualsiasi potere dispotico nei confronti dell'altro.
Anarchico è quindi quell'atteggiamento con cui ognuno, per la parte che gli compete, promuove la formazione di uno spazio conviviale, organizzato secondo dinamiche orizzontali e non-violente, che qualificano la narrazione umana in senso inclusivo e comunitario, con l'obiettivo di abbattere gli steccati, utili soltanto a mantenere in vita il dominio dell'élite e la diseguaglianza fra gli uomini.
Con il termine "decrescita" intendo, invece, il progetto rivoluzionario che propone l'uscita dalla razionalità economica della crescita infinita che nutre il capitalismo tecnologico, quel capitalismo che approssima l'umanità alla notte perpetua. E questa notte è il risultato della dismisura, della crescita illimitata, dell'infinito desiderio di scalare la vetta della piramide sociale, per poi dall'alto guardare in piena solitudine, e con malcelato disprezzo, chi non ce la fa, chi è rimasto indietro a leccarsi le ferite.
Ma quando la notte sopraggiungerà, non resterà spazio vitale per nessuno. E comunque già oggi la stessa élite deve fare i conti con una trasformazione epocale. La tecnica è ormai divenuta lo scopo universale dell'agire. Essa schiaccia tutti, dominatori e dominati. E allora se non saremo capaci di trascinare di nuovo la tecnica al suo ruolo di mezzo, detronizzandola, non potremo far altro che attendere la realizzazione di una società distopica. Se vogliamo preservare il cosmo dalla catastrofe dovremo lasciar tramontare l'economia, consentendo l'alba dell'eutéleia. Perché quando la notte sopraggiungerà a ingurgitare tutto l'essere, quando non vedremo più le stelle e quando non resterà più ossigeno da respirare sarà già troppo tardi.
La decrescita anarchica ci salverà, ma questa proposta non vuol essere ideologica (l'ideologia schiaccia dall'alto, costringe), bensì utopica. Sfugge a qualsiasi classificazione e preconcetto. Non dice una volta per sempre come uscire dall'orizzonte economico, non chiede di osservare decaloghi, di rispettare poteri costituiti o vincoli d'appartenenza. L'unica accortezza è quella di sottrarsi alla violenza e al dominio dell'economia. Ma la strada per conseguire il risultato è libera e ognuno la percorrerà nei modi che riterrà più opportuni. In tal senso, allora, la proposta è sia decrescente, sia anarchica.

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