martedì 15 dicembre 2009

Strevi, Palestina, duemila e nove anni or sono.




Quest'anno ho fatto il Presepe, come tanti anni fa, in barba alle polemiche e ai bianchi natali auspicati dai fondamentalisti cristiani contrapposti ai politicamente corretti natali dei loro antagonisti, in barba a chi mi dice che il Presepe, o l'albero, sono antichi, sono ferraglia da gettare nel dimenticatoio, ho voluto fare il contrario, per ricordare a me stesso due cose:
-c'è un luogo, fisico, o mentale, dove sto andando.
-per proseguire lungo il cammino devo ricordarmi sempre da dove sto venendo.

e io vengo da qui.

Auguri a tutti quelli che ne hanno davvero bisogno.




mercoledì 11 novembre 2009

Il tempo...

E' stata una stramba settimana questa, tante domande si sono affollate sotto a questi capelli spettinati e dietro a questa ispida barbaccia, domande sfociate in quella stampata su questo disegno, realizzato alle 00.01 dell'11 novembre. ieri
ieri ho compiuto gli anni, è stata una buona giornata: al mattino ho fatto acquisti e coltivato le mie passioni, al pomeriggio ho fatto un lavoro che mi dà tanta soddisfazione, alla sera sono uscito con delle persone speciali e con la Più Speciale Di Tutte...
Sì, direi che me ne sto occupando...

martedì 6 ottobre 2009

..e di porcini





cosa ce n'è...???

la sindrome del porcino sta iniziando a mietere le pressochè ignare vittime (loro non diranno altro che:"oggi proprio non sapevo che fare e son andato")
i sintomi più comuni sono:
- viaggiare sparati come missili su per il sassello non appena fa chiaro..
- trovarsi a girare per il bosco con un capo d'abbigliamento al contrario e strigere furiosamente un coltellino..
-pupille allargate e fiatone..
-mentire con chiunque si presenti davanti sulla natura di ciò che si ha nel cestino..
-perdere la nozione del tempo e dello spazio.. (mentre la moglie ti aspetta per pranzo/mentre il marito aspetta il pranzo)
-stupirsi di trovare le macchine in un posto ("che lo conosco solo io fidatevi")
-in caso di ritrovamenti dichiarare "eh lo sapevo qui ci son sempre, li ho sempre trovati" se non c'è un fungo invece : "eh ma si vede che ci son già passati..guarda, tutto girato qui".(salvo poi trovarne 15 dietro alla prima pianta e tornare alla frase precedente)
credo che l'unico rimedio omeopatico sia assumere a giorni alterni cocone e patate/tagiatelle e porcini..e poi sperare che tutto torni a posto..e panati e fritti? che me mi piaccion tanto?

un abbraccio colombino a tutti i fungaioli


(a mettere due foto ci pensi tu Barrocu?)

ok..ecco la seconda foto dal titolo "perchè? cocone non ce n'è cocone? "


mercoledì 2 settembre 2009

Un bosco incantato


Ed eccoli questi Faggi...

martedì 1 settembre 2009

Riflessioni di Paola...


Quando si passa per la Faggeta del Melogno in un giorno di pioggia è difficile non seguire il corso dei propri pensieri e incantarsi ad ammirare lo spettacolo della nebbiolina tra i fusti grigio argento...

giovedì 23 luglio 2009

La Morosa guarda il larice che guarda la cascata, che ha appena iniziato il suo viaggio fino al mare...e noi invece dobbiamo ancora salire su...a tratti ripida, a tratti scoscesa, a tratti esposta su dirupi, la salita è li che ci aspetta...ma quanta soddisfazione andare, e quanta nell'arrivare...

martedì 16 giugno 2009

Faggi&Morosa

Con alcune persone troviamo entrambe le cose: la vicinanza e il silenzio, siamo collegati e, al tempo stesso siamo soli. Così immagino sia la felicità, la felicità profonda e totale, e il paradiso sulla Terra...

lunedì 25 maggio 2009

mercoledì 20 maggio 2009

Camminare

"Vorrei spendere una parola in favore della Natura, dell'assoluta libertà e dello stato selvaggio, contrapposti ad una libertà e a una cultura puramente civili; vorrei considerare l'uomo come abitatore della Natura, come sua parte integrante, e non come membro della società..."

H.D.Thoreau - Walking

domenica 26 aprile 2009

Monte Pracaban

faggi, pini abeti e rocce e prati e pozze d'acqua sorgiva...e vento su in cima tanto vento..
bello
bello
bello








giovedì 26 marzo 2009

PrimaVera

L'anno scorso mi ero prefissato di ricominciare a percorrere le stradine, i sentieri i boschi i fiumi e i ruscelli dove andavo da piccolo con mio papà con mia mamma mia zia eccetera, si andava a pesca, a funghi, a deni di cane, per fiori primaverili o erbe selvatiche, poi la vita prende le sue pieghe, si scoprono nuove strade, nuovi luoghi, e si percorrono questi con gli occhi vergini, quell'altro mondo ci sembra allora quasi fastidioso per quanto èè semplice e a portata di mano, per quanto ci è consueto, ma ad un certo pnto chiama, ed è una chiamata che sa farsi sentire almeno quanto sa aspettare...e il mondo che si (ri)scopre è meraviglioso, affascinante tanto o forse più di quando lo vivevamo da bambini...e ci ritroviamo di nuovo in mente nozioni nomi racconti regole e valori che credevamo dimenticati, abbandonati, proprio come quando senti una canzone che amavi a 13 anni e ti stupisci di ricordare ancora tutte le parole...
Erano parecchi anni che non mi capitava di vivere l'arrivo della primavera standomene qui, nei miei posti, la campagna e i boschi che dal marrone grigiastro dell'inverno iniziano a punteggiarsi di verde e dei mille colori dei fiori, i fiumi e i torrenti che perdono via via il colore azzurro-verde della neve sciolta e diventano trasparenti...i tanti fiori che punteggiano le incursioni(ancora infruttuose) alla ricerca delle trote nell'Erro...
sono ricordi lontani, quasi una vita dimenticata che si riaffaccia, e mi piace...e per fortuna c'è qualcuno qui accanto che ama e condivide queste stesse sensazioni...
bene bene...
ci piace questa primavera...
saluti

(in foto) non è alta montagna, è un affluente dell'Erro, l'ho scattata a 10 metri dalla strada...


PS :  Paola , :* ! 

lunedì 16 febbraio 2009

Il faggio è la folla, la massa, e la sua giornata è quella del lavoratore laborioso. La fabbrica funziona perché ci sono i faggi che avvitano bulloni e svolgono i lavori di manovalanza. Senza di loro la catena di montaggio non andrebbe avanti. Nessuna società può vivere e produrre solo con il riservato maggiociondolo, o con l'elegante betulla, o con il duro ma fragile acero. Ci vogliono i tanti faggi che ogni mattina sono lì, a timbrare il cartellino. Certo lui non è un lettore, non va a teatro, il cinema impegnato non lo conosce, ma per il calcio, per la squadra del cuore, è disponibile a tutto. In fabbrica, il lunedì è felice se i suoi hanno vinto e poi un po' di osteria, le carte e la televisione sono il suo mondo. Molti faggi sono anche permalosi e tentano in ogni modo di ribellarsi al loro destino di uomini normali.

lunedì 26 gennaio 2009

ECCO...


I suoi dipinti nascono dalla fantasia?

Hundertwasser: Non so da dove provengano. Io sono uno spettatore. Le forme si sviluppano autonomamente. A volte determinate costruzioni o un particolare colore suscitano il mio interesse e vorrei tenerlo come punto di partenza, ma poi il lavoro si evolve in modo diverso. A volte inizio con un soggetto, poi questo sfugge al mio controllo e io non faccio niente per impedirlo.

Chi proseguirà il suo lavoro, oltre agli alberi?

Hundertwasser: Gli alberi lo continueranno, ed è sufficiente. Alberi ed uomini hanno raggiunto il culmine dei rispettivi percorsi evolutivi.
Gli alberi sono più alti dell’erba, dei cespugli, del muschio. Gli uomini sono più alti dei quadrupedi, uccelli, serpenti, vermi e microbi. Alberi e uomini hanno qualcosa in comune. Entrambi hanno una posizione eretta e costituiscono un ponte fra cielo e terra. L’albero tende la sua chioma verso il cielo, l’uomo gli si avvicina attraverso le innumerevoli cellule celebrali, attraverso lo spirito. Solo i piedi toccano il suolo. Per gli alberi la polarità Cielo-Terra è ancora più forte, perché i piedi- le radici- non si appoggiano al terreno, ma sono ancorati in profondità; l’albero tende i rami verso cielo e terra. Per questo esiste una fratellanza fra alberi e uomini: sono fratelli nel percorso evolutivo dell’universo.

Come dovrebbe essere l’arte che verrà dopo di lei?

Hundertwasser: L’arte dovrebbe essere positiva, libera, romantica, bella come un gioiello, qualcosa di cui non si possa fare a meno.